The Bars – I luoghi del cocktail

The Bars – I luoghi del cocktail

Abbiamo visto cosa sono, ma dove possiamo degustarli? Al bar è ovvio! Certo ma il suffisso bar di per se significa tutto e niente, quindi è bene approfondire iniziando dall’origine della parola.

Come per cocktail, anche in questo caso le origini sono tutt’altro che certe. Si suppone derivi dal termine inglese “TO BAR” che significa sbarrare, in quanto la sua funzione era separare la posizione del mescitore dal cliente. Tra le tante quella che ritengo più attendibile si riferisce alla sbarra presente in molti caffè d’inizio ‘800, che delimitava la zona del servizio ai tavoli, da quella effettuata al bancone. Da questa ipotesi può essere sorta la domanda del cameriere che va incontro al cliente chiedendo: would you like a table or do you prefer over the bar?

Esistono molteplici varietà di locali e in base a ciò che mettiamo accanto alla parola BAR, cambierà la sua tipologia. Esistono : BAR PASTICCERIA, TEA-ROOM, PUB, DISCOBAR, addirittura ci sono dei WATER-BAR e il nostro classico BAR all’italiana. Principe fra tutti è l’AMERICAN-BAR : di stile tipicamente americano, sorsero in Europa dopo la prima guerra mondiale, sostituendo gradualmente quelli che prima venivano chiamati caffè, qui l’atmosfera è sobria ed elegante rivolta soprattutto alla socializzazione fra gli ospiti. L’orario ridotto per l’aperitivo mattutino ed il light lunch e la fascia serale per il pre-dinner, il dinner e l’after-dinner. Il reparto caffetteria in questo ambiente è messo in secondo piano e il barman funge anche da P.R. (una volta chiamato sponda) grazie anche agli sgabelli che spesso si trovano vicino al banco. Negli ultimi 20 anni però il cliente si è evoluto e non di poco, pretendendo sempre maggiori servizi dal proprio locale preferito, costringendo anche i gestori più accorti a seguire la stessa evoluzione e altri solo ad aggiungere scritte senza valore sotto la propria insegna. Un aiuto per capire se siamo nel posto giusto ce lo possono dare due dettagli: la mise-en-place con le attrezzature per cocktails sul bancone e la bottigliera nel retro banco. Soprattutto quest’ultima dovrà avere una logica nell’esposizione dei prodotti raggruppando i distillati, gli amari, i bitter, le creme, ecc. per settori e qualità, ma forse i neofiti avranno bisogno di seguire i prossimi appuntamenti. Al prossimo mese!

Drops: ANGEL FACE : 3 cl Gin, 3 cl Apricot Brandy, 3 cl Calvados; sheker, doppia coppa cocktail.

Gradevole e vellutato, la leggenda lo lega al film uscito nel ’42, Casablanca, in cui Bogart era detto “Faccia d’angelo”. Un’altra lo fa risalire al periodo del proibizionismo negli USA, quando la criminalità aveva il controllo del contrabbando e uno dei Boss di spicco era appunto soprannominato “faccia d’angelo”.

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